Io sto, così!

Io così
statico
immoto
tanto che
dell’armonia e
del mio spirituale
ne ho fatto frantumi
di vetro imploso.
Io
un letto torrentizio
con la sua acqua torbida
che sale lentamente
verso il monte.
Io
così volitivo
da decifrare
l’animo incorporeo
privo del tempo
privo di un’età.
Tu
che mi rivolgi il tuo volto
e che mi guardi
con l’iride rappresa
da mille pensieri.
Ed è così
che siamo entrambi
privi di un nome
di una certezza
di una identità.
Ed è così
che ci culliamo
in sogni indefiniti
che soffusamente
si esprimono
di amari sorrisi.
Ed è così
che la sorte
noi sfidiamo
tanto
da poter irridere
colui che nega
la sua miserevolezza.
Ed è così
che misuriamo
l’intrinseca idiozia
che ci disvela
l’altrui meschinità.
Noi
che soppesiamo
l’ipocrisia suntuosa
recitata in denti stretti
tra sillabe declamate
da bocche senza fiato.
©
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L'autore
Giuliano leandro loy
Scrittore di narrativa e poeta a tempo perso. Scrivevo fin dalla più tenera età, e questo vizio mi è rimasto anche nella mia maturità. Amo la filosofia e la studio, pur essendo consapevole dell'impenetrabilità fenomenica dell'uomo. Inizio ad essere molto Socratico, perché so di non sapere. Gli intellettualoidi di oggi
La bacheca della poesia
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Profonde osservazioni poetiche, apprezzate (Silvia De Angelis)
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