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Riflessioni 24 agosto 2007 · lettura 1 min · 3485 letture

Stirpe di Caino

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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E adesso, pover'uomo? Mendace ingannator di te stesso, usurpasti libero arbitrio, ad ignorar abisso tra nero e bianco; nel grigio relativo, fu notte della coscienza. Tra grida e risa di caduca vanità, ben poca cosa il sussurrar del Giusto. Ti travolge, alfin, tua follia: nello stupito silenzio della fine, triste risveglio d'anime torpide, il tintinnar di quei trenta denari.
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Cosa ha fatto di stessa l'umanità?

L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (2)

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M
Manuela Magi24 agosto 2007

Il tuo modo particolarmente poetico di indurci sempre alla riflessione non termina mai.Ti ringrazio per questo.Bravo bravo... .

M
Mara6024 agosto 2007

Poesia molto bella nella forma, terribile, una frustata, nel contenuto. Insomma, poesia della realtà (amara) .