Stirpe di Caino
Paolo Ursaia
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E adesso,
pover'uomo?
Mendace ingannator
di te stesso,
usurpasti libero arbitrio,
ad ignorar abisso
tra nero e bianco;
nel grigio relativo,
fu notte della coscienza.
Tra grida e risa
di caduca vanità,
ben poca cosa
il sussurrar del Giusto.
Ti travolge, alfin,
tua follia:
nello stupito silenzio
della fine,
triste risveglio
d'anime torpide,
il tintinnar
di quei trenta denari.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (2)
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M
Manuela Magi24 agosto 2007
Il tuo modo particolarmente poetico di indurci sempre alla riflessione non termina mai.Ti ringrazio per questo.Bravo bravo... .
M
Mara6024 agosto 2007
Poesia molto bella nella forma, terribile, una frustata, nel contenuto. Insomma, poesia della realtà (amara) .
