Portami via

La coscienza
mi avvicina
donde
l’ineluttabile misterico
mi spalanca.
Un sogno ermetico
un paesaggio scolorito
nel racchiuso languido
di un fioco ricordo.
Un rudere diroccato
dentro un uomo stanco,
un’esistenza piange
con gli occhi di un temporale.
Un mare agita le onde
tra grigie nebbie incognite,
un’emozione che dirompe
nel frammento dolente
di un uomo riflettente.
Un’ermeneutica
nella parola,
una maieutica
che concede venia,
all’uomo civetta
dalle notti stellate.
Mi allontano sempre più
dal chiasso del cortile
dal mercato e il suo vociare,
nel frastuono imperante
d'ipotesi addomesticate.
Schermi d’immagini variopinte
dal fumo acre condizionante
come fossero inspirate
da tante sigarette.
Ne è tradito il volto
per chi assapora in vuoti spazi
i richiami infiniti.
Iridi spente
costrette
in aridi emozioni
di solitudine silente.
Toccami ... toccami
guardandomi negli occhi
e ... le labbra sfiorami di sguardi,
sussurrami il profondo della tua vita
prima che sopraggiunga in me
un altro sogno istintuale
un maledetto incubo
con cui scappare.
Portami via
dalle noie di questa vita
portami via da questi campi
in cui sboccia il dolore.
Portami via ... da me.
©
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L'autore
Giuliano leandro loy
Scrittore di narrativa e poeta a tempo perso. Scrivevo fin dalla più tenera età, e questo vizio mi è rimasto anche nella mia maturità. Amo la filosofia e la studio, pur essendo consapevole dell'impenetrabilità fenomenica dell'uomo. Inizio ad essere molto Socratico, perché so di non sapere. Gli intellettualoidi di oggi
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