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Riflessioni 2 gennaio 2017 · lettura 1 min · 1329 letture

Vecchio e nuovo

Rita Stanzione 1941 poesie pubblicate
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Fine del primo giorno il fasto cala chi è stato solo ormai lo è stato: non si replica, non c'è ritorno. Chi siamo noi -gli altri? chi avrebbe voluto non essere fianco a fianco? calici levati a non pensare al tempo come ci corre dentro. Zitto! a chi riflette che siamo volti al centro lava sotto i passi magneti ad attirare il peso. Calici, com’è leggero questo verso in alto il cielo in testa e il domani brillante di prodigio. Di ancore vuote, ali.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (4)

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moreno marzoli2 gennaio 2017

Calici inalto per non guardare giù dove il natale è anche solitudine e il tempo è fermo. Ottima riflessione

B
Barba3 gennaio 2017

Grande intensità, e versi densi di spessore, per una poesia che esprime una lotta contro il negativo, e come una alchimia trasforma il buio in luce. Molto bella anche la chiusa

Rosanna Peruzzi3 gennaio 2017

Un brindisi al nuovo anno... senza rendersi conto che un altro anno è già passato, che il tempo corre e lascia sempre quel vuoto e smarrimento perché sempre inermi si è di fronte al domani e quello che è stato non si può cancellare, come non si può tornare indietro... e presto senza accorgersene ci si ritroverà nuovamente con i calici in alto... a brindare ad un altro nuovo anno.

Clara Gismondi3 gennaio 2017

Il ritmo è convulso e ben si adatta al passaggio in un anno nuovo dove si dovrebbe azzerare ogni cosa. Se al vecchio diciamo... ormai è andata... al nuovo possiamo rinnovare nuova speranza e cercarne la luce. Un poetare attento, che mi connette non poco!