La Mia Poesia
Giuseppe Buro
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I suoi sguardi mi penetravano come saette
il mio era stupore, incantato misto a tanta
voglia di possederla, dalla punta dei piedi
fino alla pancia, assaggiarla tutta.
E trovai il nutrimento adatto al passero,
era incanto misto a sogno e quelle briciole
unite alle foglie, come miele fuso che
scendeva dai rami.
Mi sono nutrito al divieto del non fare e ho
fatto e continuo a fare quel dolce andirivieni,
perché non posso smettere di scendere da
quell’altalena.
Lei canta e grida, tutto il suo orgoglio svanisce,
mi ama e mi odia, dipende da come la tratto,
dipende da come la amo, perché la sua è poesia,
che scriviamo a due mani, le mie e le sue.
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Giuseppe Buro
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