L’ultimo gol
L’ultimo gol
Lamenti di madri come guaiti di cani feriti.
Terra battuta impregnata di lacrime e sangue.
Imprecano i vecchi, agitando incerti pugni verso le alture,
dai cui anfratti partono scie letali.
Giocano i bimbi del piccolo villaggio,
come tutti i bambini del mondo.
Un vecchio pallone bozzoluto
a disegnare inverosimili traiettorie.
Partite vivaci, intrecci di liti
per un gol dentro immaginarie porte,
segnate a terra da cumuli di pietre.
Pali e traverse tratteggiati dalla fantasia
e controversi nelle misure.
Corrono i bimbi del piccolo villaggio,
come tutti i bambini del mondo.
Il centravanti, piccolo e sgusciante,
s’invola verso l’incorporea porta,
lascia partire un bolide
che si perde tra radi ciuffi d’erba e crepacci.
Tocca a lui recuperare il pallone.
Incalzato dai compagni, va ciondolando.
Allarmate urla precedono l’attimo dell’esplosione.
Il centravanti si volta,
mentre corpicini volano prima di abbattersi al suolo,
quali smembrate bambole di pezza.
L’ultima visione prima del buio pesto.
Non gioca più il piccolo centravanti,
come troppi bambini in quell’angolo di mondo.
©
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