Le pietre del Carso
Dovevano andare.
La notte cedeva veloce al giorno di maggio.
Nervosi bisbigli tra gli uomini lungo la trincea,
incrocio di preghiere e imprecazioni,
speranze e scongiuri.
Occhi arrossati da notte insonne e furtive lacrime,
poi gli ultimi ordini quasi sussurrati.
Indossate con mani tremanti le maschere
che li fanno mostri di un tragico carnevale,
inebetiti dai lunghi sorsi di grappa e dal terrore
lasciano il nido di pietra a baionetta innestata.
Squassa l’aria il tuono del cannone,
mentre la voce gracchiante di mitraglia
canta la più stonata delle canzoni.
Davanti il fuoco avverso, dietro quello amico.
in mezzo loro, i fanti, carne da macello!
Un uomo, la vista impedita dalla maschera,
corre serpeggiando tra le pietre del Carso:
un lampo e infinite lame dilaniano il suo ventre.
Le gambe cedono, crolla al suolo.
Strappa la maschera, divenuta ingombro,
e in uno stento ciuffo d’erba insanguinato
rivede il verde del frumento al vento,
il rosso dei papaveri,
la moglie tra le messi col bambino al seno
e il suo ragazzo diventato troppo presto uomo.
Non sente più dolore, soltanto arsura.
Mentre rabbiose voci esultano lontane,
qualcuno, accostando una borraccia a l’arse labbra,
sussurra parole di conforto a un uomo morto.
E fu così che per conquistare quelle quattro pietre,
morì mio nonno, il padre di mio padre.
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Una riflessione molto importante. Complimenti (Lidia Filippi)
Una riflessione molto importante. Complimenti (Lidia Filippi)
Commenti (1)
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Lidia Filippi30 aprile 2020
Versi commoventi di omaggio e ringraziamento al nonno e a tutte le persone morte, presumibilmente infoibate... Una vicenda storica della quale ancora poco si conosce, che dovrà essere rivisitata per rendere onore ai caduti e pari dignità, che ha fatto molte vittime innocenti. Versi tristi e immagini evocative forti. Apprezzatissima
