Inseguendo albe
Ho sempre inseguito albe,
per ricominciare.
All’alba della vita,
succhiai salato latte,
tra angoscianti lagnanze di vedova.
Impotente compassione intorno.
Lei: una mano a sorreggere
gli incerti miei passi,
l’altra a bussare a serrate porte.
Solo promesse, dinieghi, alzate di spalle.
No, no! Non mi piaceva il giorno.
La notte aspettavo un’altra alba,
speranza e incertezza del domani.
Livida fu l’alba di quel giorno d’autunno,
quando un’ansante corriera mi portò lontano,
in un nido affollato di uccelli diversi,
dove frustrate vergini surrogavano madri.
Solo rumorose solitudini per un bimbo,
pianti frammisti a infrequenti risate,
svogliati rosari, per timore, sgranati.
Giochi senza giocattoli, stenti pasti,
prezzolate orazioni in estranee esequie.
Strascicati giorni,
notti di agitati sogni,
aspettando l’alba.
No, no! Non mi piaceva il giorno.
Non passa, non passa mai!
Ho continuato a inseguire albe,
per avere occorrenze di vita.
Inseguendo albe, mi ritrovo a rimirar tramonti!
©
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