L’attimo estremo della nostra vita
Nei giorni che precedono la morte
s’avverte come un senso di stanchezza
con varie problematiche distorte
che recan sensazioni d’amarezza.
Si pensa al mondo in modo alquanto strano
con interesse prossimo allo zero,
si tocca veramente con la mano
quel senso di abbandono e di mistero.
Non ci appartiene più quel grande amore
provato per la vita e la natura,
si sente come un vuoto in fondo al cuore
che ci trasmette un’orrida paura.
Le gambe s’induriscono, pertanto
non hanno più la voglia a camminare,
il corpo è stanco e si sente affranto,
desidera soltanto riposare.
S’abbassa la pressione all’improvviso
ed il cervello ha un forte annebbiamento,
si spegne in faccia l’ultimo sorriso ...,
le forze hanno un grave impedimento.
Con gli occhi che si spengono in eterno,
sparisce pure il senso della vita,
non sente più gli indizi dall’esterno ...,
e la commedia splendida ... è finita!
La mano solamente resta attiva,
descrive con minuzia ogni passaggio
di crisi che trascina alla deriva,
lasciando questo tragico messaggio!
...La morte se la ride soddisfatta,
cancella un elemento dalla vita,
perché lei non conosce la disfatta
ed ogni volta vince la partita!
...Ho messo in versi l’immaginazione,
mancando un’esperienza assai diretta,
mi sono avvalso dell’ispirazione
per scriver questa lirica ... “civetta”!
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L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
Commenti (1)
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Berta Biagini22 novembre 2018
Credo proprio che l’autore abbia azzeccato in tutto e per tutto quanto avviene prima dell’ultimo traguardo della vita - che non vorremmo mai che arrivasse – ma dobbiamo mettersi l’anima in pace, a questa ultima fermata non potremo mai ribellarci come a volte siamo abituati a fare. Assolutamente no! Il lettore non può essere deluso – anzi conferma quanto purtroppo dintorno accade.
