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Riflessioni 15 aprile 2019 · lettura 2 min · 1496 letture

Canto doloroso del creato

Giuseppe Mauro Maschiella 683 poesie pubblicate
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Su questa crosta galleggiante nel magma, nostra prigione, con paesaggi notturni ed aurore, con giornate e serate serene, vivere è percorrere il mondo attraversando ponti di fumo e per arrivare in qualche luogo bisogna trovare un doloroso passaggio, in cui si scopre che la meta era solo un miraggio. Percorro ere intere che gravano sulle tracce di vita di questo pianeta, percorro le ore rimane inascoltato il dolore. Lancia atroci segnali il Creatore, sul nulla che non muta, per firmare quella nullità e questi segni che segnano il nulla cantano un canto che vibra di mortalità. A Lui il coro gemente di galassie e di soli, di pianeti e di comete, di terre e di mari, di nuvole e natura, di esseri umani, circolanti nel turbine del nulla nominato canta il canto doloroso del creato. Oh voi, guardate come gli anni cadono con fragore tutti e formano una nube di polvere e l’uccello sul suo ramo ride dei sogni dell’uomo, mentre tutto si sbriciola in frammenti nel terremoto! I sopravvissuti trascinavano i corpi feriti tra le masserizie usate, tra muri e travi crollati, dovevano salire sopra un colle e calare nel nulla dall’altra parte, e franavano insieme a quelli che già erano sprofondati. La passeggiata si chiamava vita. Molti gemevano e piangevano tra polvere e detriti, ma tu, oh Creatore, non li hai uditi. Oh voi, guardate crescere sulle rovine, il dolore posto sulla fronte di due sorelline, strette nel loro letto, in un tenero abbraccio una viva ed una morta, perché sia eterna la polvere che traccia il segno di un orrendo disegno! Se questo istante fosse l’eternità, per sempre in me il vostro crudele destino resterà. La luna morirà e rinascerà tante volte davanti alla mia porta e una terrazza incontrerà deserta, dove il vostro ricordo tuttavia sta in mezzo ai fiori appassiti, in un posto sicuro, scritto con il cuore sopra un muro.
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Scritta in memoria dei terremotati del Centro Italia del 2016. in particolare in ricordo di una bambina estratta viva dalle macerie dopo 17 ore a Pescara del Tronto. abbracciata nello stesso letto alla sua sorellina morta, protetta da una trave e dal corpo della sorellina, che non ce l’ha fatta. Questa è anche una riflessione personale su come nella vita siamo abbandonati a noi stessi davanti a simili atrocità dal Creatore, ed è anche una riflessione su quella natura che tanto amiamo e decantiamo, dimenticando che quando si scatena è dispensatrice di catastrofi e di morte.

L'autore
Giuseppe Mauro Maschiella

Ho iniziato nel 2014 e continuo il mio hobby di scrivere poesie. Generalmente la poesia di grandi poeti esalta la bellezza nelle sue varie forme: della donna, della natura, della creazione, ecc… esaltando cosi le illusioni. Il mio modo di fare poesia è diverso: anche io a volte esalto la bellezza, ma in quasi tutte le

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Poeta (Sara Acireale)

grande emozione! Bravo con like e segnalo (Stefana Pieretti)

Commenti (2)

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Sara Acireale16 aprile 2019

La natura può essere atroce ma non dobbiamo dimenticare che i terremoti si sono sempre verificati sul nostro pianeta. Oggi i danni che producono sono impressionanti a causa dell’eccessiva cementificazione... i disastri sono immensi. A ciò si aggiunge l’incuria nelle costruzioni, la faciloneria con cui si eseguono i lavori. Penso che l’uomo abbia la sua parte di colpa. La poesia mi ha commosso anche se è abbastanza lunga (di solito preferisco le poesie più brevi). Sono versi ben scritti e che inducono alla riflessione.

Stefana Pieretti16 aprile 2019

con che maestria e sentimento scrive tra i versi, il poeta, tutto quel dolore, paura .disperazione nei momenti paurosi del terremoto si sente, si vive le lacrime della gente la disperazione di perdere tutto di vedere in polvere la loro vita ... ed essere costretti a sopravvivere alla perdita di persone amate ... Molto, molto apprezzata con elogi!