Sì, buana
Sì, Buana.
“Sì, buana!”,
ripetevano come mantra i tuoi avi,
per evitare il morso della frusta
sulla sbrindellata schiena,
piegata a dissodare depredata terra.
“Sì buana”,
sussurravano rassegnate donne,
soggiacendo alle voglie del padrone.
Gli hai detto ancora sì,
lo hai seguito, ragazzina!
Tra volteggi e piroette
sognavi la conquista
del mondo dell’antico padrone,
ma le promesse passarelle
sono rimaste solo ingannevoli miraggi.
L’abbaglio è durato lo spazio di un lampo,
poi maneggi di madama, minacce e soprusi.
Ti sei ritrovata, con le tue gambe di gazzella,
a misurare marciapiedi in algide notti,
guardata a vista,
soggiogata fiera.
Non luci della ribalta,
ma fari fendono la notte,
ti abbagliano per soppesarti.
Circospetta un’auto si ferma,
s’abbassa un vetro,
il prezzo in risposta alla richiesta,
il tonfo di una portiera.
Un padrone per la prossima mezz’ora.
L’orologio torna indietro di cent’anni.
“Sì, buana!”
©
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