La rivolta d'Abele
Paolo Ursaia
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Vi piango,
eroi del distinguo,
di tutto timorati,
fuorché di Dio!
Schiavi d'illusione,
d'un miope sentire,
confondete libertà
e capriccio,
dimentichi c'ognuno
è parte d'un tutto,
chiamato universo.
Fate di voi stessi
prigione di coscienza;
v'adombrate a sentir,
a veder qualcosa
che il sogno vostro
turbi,
impegnati
a sperimentar pensieri,
come parte
separata dal resto.
Colma è la misura:
scaglierà Abele
la prima pietra,
su voi,
tiepidi egoisti,
prima ancor
che contro Caino.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (3)
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M
Mara603 gennaio 2008
Rabbia, trattenuta dalla consueta raffinatezza dei versi, che colpisce allo stomaco, abbatte ipocrisie.
M
Manuela Magi3 gennaio 2008
Collerica esternazione di ribellione fatta poesia.L'impotenza verso chi vive nutrendosi di cattiveria sfocia in rime magistralmente comunicative..
L Falchero3 gennaio 2008
molta ribellione a un modus vivendi ingiusto, superficiale ed egoista... eppure leggo anche l'impegno di uno spirito concreto e costruttivo

