Solstizio d’inverno
Assorbito di profumi e tepori
seguo un tappeto macchiato di luna
per vedere sfogliare, senza un lamento,
le amare bacche delle rose nel fango.
Le tue braccia di roveri antiche
scoprono nidi di usignoli e tristezza
dolenti spettri di luce appassita
nel gelicidio del crepuscolo invernale.
Sento la mia carne una mummia sfiorita
e il brusio di mille api fra le dita
coglier il polline della passione fuggita
nella melodia della tristezza vegetale.
Ma se devi venire, amore, fai presto!
Prima che l’anima ricopra di muschio
l’armadio azzurro della mia follia
Perché non ho più le chiavi
che liberano madrigali
d’infinita pesia.
©
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Con gran piacere ho letto. Like. AUGURI (Francesco Rossi)
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