Un acro di cortili ciechi
Rita Stanzione
1941 poesie pubblicate
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Visi che strisciano come teatri
misteriosi oltre il sonoro
ignavi da bocche sfatte,
dinieghi di sorrisi
sotto il cappello di cilestro
spento ꟷ e sono vedove
quelle assuefatte al logorio
dell’ora, perduto l’utero di gioia.
Diritte, e tali i cecchini
che sembrano aspettare i Tartari
nel camuffare mote
di solitudine.
E l’alba è un acro di cortili ciechi
l’alba non abita
non irradia, piange sui muri.
Avesse nelle mani uno scalpello
e un’epoca di rosa
dietro la tela
avesse un altro quadro
di alberi, e non fortezze.
©
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L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
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