Kabul
Stefano Acierno
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Le braccia protese innervano un cielo.
Lo inseguono gli occhi
stremati,
rapiti,
perduti
ben oltre l’elmetto
dell’americano.
Il figlio,
sorretto,
a quel punto,
non c’è,
non ha peso,
è già in volo,
in quel cielo,
sulle ali,
col rombo
che porta alla vita,
al futuro,
a quel sogno
che preservi il progetto
continui quel filo,
risparmi il sorriso,
allevii il bisogno
del richiamo profondo
indicibile e tuo,
straziante il pensiero,
lancinante il presente,
senza tempo per piangere
come ha fatto il soldato
con in pegno il bambino.
Se Kabul è la morte.
la tua vita è in un urlo
che continua,
si estende
ed esige sentire
che quelle mani
cingano il fardello...
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