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Ribellione 9 settembre 2021 · lettura 4 min · 1104 letture

Afghanistan

Giuseppe Mauro Maschiella 683 poesie pubblicate
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Racchiuso tra altissime vette pieno di steppe e deserti rocciosi dove la misera vita è possibile solo lungo le vallate dei fiumi. Un popolo diviso in fazioni ma che si unisce contro le guerre portate da altre nazioni e mai si è piegato ad un padrone. Tomba degli imperi... dai persiani è stato attaccato, da Alessandro Magno da Gengis Khan dall’impero britannico dalla Russia, dall’America e dalla Nato. Ha subito ogni forma di violenza ma ha sempre respinto l’invasore il suo grido vincente è resistenza! Poche strutture, nessuna ferrovia il perché dell’invasione occidentale lo sa solo la Cia. C’è ancor chi crede alle menzogne, delle Torri Gemelle, ad un’invasione presentata come caccia a Bin Laden e ad ogni covo terrorista, alle missioni di pace, alla democrazia delle bombe su civili e bambini, senza chiedersi mai cosa dietro si nasconde. Attacco ipocrita ché di questo paese importava solo la sua posizione strategica. In realtà in venti anni con la coltivazione del papavero solo di alcuni è migliorata la sorte... ma per loro prima c’era la pena di morte! Primo paese nella produzione di oppio del mondo sotto l’occhio attento e interessato dell’America e dei paesi Nato... Alleati brava gente! Ma delle donne e del popolo a loro non importava niente. Sono ancor lì i gruppi integralisti, che in questa invasione han difeso il loro paese dalle pretese di chi invade per sporchi interessi e dagli aerei terroristi getta le bombe ma alla fine soccombe. Afghanistan! Tanta povera gente dedita a pastorizia e agricoltura ma sotto i piedi ha una fortuna! Sì, perché nel sottosuolo dispone di immensi giacimenti di petrolio e di gas ed ha grandi risorse minerarie di ferro, rame, carbone, cobalto, oro! Ma soprattutto ha le più grandi riserve del mondo di litio e terre rare metalli essenziali per l’elettronica per l’industria militare per la ricerca medica per la transizione ecologica. Questo han scoperto dopo dieci anni gli aggressori dell’occidente che tutto depredano senza mai pagare niente. Fu una batosta per gli alleati sapere che la Cina li aveva preceduti. Senza mandare un solo soldato aveva già acquistato l’ottanta per cento del diritto di estrazione di tutto! Il contratto fu sottoscritto dal presidente afghano democraticamente eletto con la benedizione dei “portatori di pace e democrazia”. Come dire, fuori l’invasore da casa mia! Perché dopo l’uccisione di Bin Laden rimasero altri dieci anni? Perché con la presenza armata degli occidentali, la Cina non poteva entrare nel paese per costruire gli impianti di estrazione e tutto il popolo afghano ne ha fatto le spese. Prima regola dividi et impera, e mentre l’America si ritira le fazioni vengono armate e l’una contro l’altra aizzate, ma nella corsa al potere vengono favoriti i Talebani, armi per quaranta miliardi di dollari nelle loro mani. Storia che si ripete, già i Talebani furono armati dagli americani contro l’invasione dell’Unione Sovietica intervenuta a sedare una rivolta organizzata dai capi integralisti della religione islamica. Della divisione delle fazioni il primo risultato è l’attentato all’aeroporto di Kabul, portato dall’Isis K, altra creatura degli americani contro il neonato potere degli ex amici Talebani. Sul futuro afghano nessuna illusione, gli studenti coranici tornano alla shar’ia per le donne burqa e sottomissione. Verrà di nuovo una lunga guerra civile tra le varie fazioni, tanto sangue e distruzioni cui seguiranno imponenti migrazioni. E in un territorio destabilizzato la Cina non potrà entrare a costruire gli impianti per estrarre dai giacimenti quelle materie prime così importanti che consentono di far uscire il popolo dalla sua povertà. Questo han lasciato gli invasori in eredità.
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L'autore
Giuseppe Mauro Maschiella

Ho iniziato nel 2014 e continuo il mio hobby di scrivere poesie. Generalmente la poesia di grandi poeti esalta la bellezza nelle sue varie forme: della donna, della natura, della creazione, ecc… esaltando cosi le illusioni. Il mio modo di fare poesia è diverso: anche io a volte esalto la bellezza, ma in quasi tutte le

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È così che la penso Giuseppe Mauro. (Sara Acireale)

👍 (Alessandro Sermenghi)

Versi di grande realtà, molto apprezzati (Silvia De Angelis)

Commenti (4)

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Sara Acireale9 settembre 2021

Però, specialmente per le donne, è una catastrofe il governo dei talebani. Forse c’è stato un accordo perché mi sembra strano che non appena vanno via gli americani, i talebani sono lì pronti a governare, a fare regredire la cultura, la bellezza e l’arte. Negli anni 60 e 70 (quando il paese era governato dai russi) le cose non andavano male... anzi ricordo ancora la foto di tre belle ragazze sorridenti con la minigonna e vestite all’occidentale che andavano a scuola. Dove sono andate a finire le ragazze di allora? Che fine hanno fatto? Me lo chiedo spesso e non so darmi una risposta. Secondo me dovrebbe intervenire l’ONU, fare in modo che (gradualmente) il paese migliori e poi indire libere votazioni. Sarà mai possibile?

Alessandro Sermenghi9 settembre 2021

Una poesia politicamente corretta, in una nazione saccheggiata dai tanti mercenari che si sono susseguiti nel tempo. Spesso dove avvengono scontri interni, con scuse banali c’è chi invade come sciacalli sulle prede, per vedere cosa c’è da prendere o da guadagnarci. Dopo le azioni predatorie di tutti, vicini e lontani, c’è chi rimane senza tanti scrupoli. E qui con il commento di Sara che occorre una forza multinazionale di pace inviata dall’Onu per disarmare, con la speranza di ristabilire la pace. Ma come evidenza la poesia, i giacimenti sono più importanti della pace.

Sara grazie del tuo commento. Si al tempo del governo filosovietico le donne erano più libere. L’Unione Sovietica nel 79 intervenne per sedare una rivolta organizzata dai capi musulmani più integralisti e tale intervento fu il Vietnam della Russia. Ora in questo Vietnam Occidentale non ti pare strano che media pagati e politici parlino solo del burqa e non parlano MAI delle immense ricchezze del sottosuolo afghano che se sfruttate solleverebbero tutto un popolo dalla fame e dalla povertà, senza imponenti migrazioni?

Michelangelo La Rocca10 settembre 2021

Una poesia particolare, lunga e articolata che porta avanti una tesi, un punto di vista particolare, quasi personale sulla drammaticità della situazione afghana. Non ho elementi per condividere, né per confutare questa tesi: mi limito a prenderne atto e a rispettarla. Esprimo solo il dubbio che la poesia possa essere utilizzata per dibattiti di natura quasi di politica internazionale così articolati e complessi. Ma rispetto anche questa scelta.