Quel senso di malumore nell’amore
“Il mio corpo ancora vergine
si nutriva delle favole
e desiderava un principe,
sogno d’intimo nell’estasi.
Son caduta dalle nuvole
quando ho visto che sei cinico,
perché tu non sai accendere
l’entusiasmo d’una femmina.
Tu mi penetri ogni volta
con l’istinto d’una vipera
e m’inietti dentro l’anima
il veleno in senso erotico.
Sei un uomo senza scrupoli,
senza un cuore e senza spirito,
non hai nulla di romantico,
ma son schiava del tuo fascino.
Quale colpa mi si addebita
per legarmi ad un apatico,
che non prova nessun sintomo
per potermi render magica.
Vedo sempre la tua immagine
sul soffitto o sopra il tavolo,
vedo i tratti del tuo fisico
che procura l’inquietudine.
Io non so negarti l’intimo,
perché perdo la mia indole
e tu irrompi con quell’impeto
nella zona più recondita.
Tu nell’atto più palpabile
non mi degni di una còccola,
sei un tipo incorreggibile
che si perde nella cràpula!
Una volta voglio illudermi
di volare in mezzo all’etere,
per sognare d’esser libera
come un volo di libellula.
Ma, purtroppo, sono vittima
di un amore che mi affascina,
perché vivo un mondo ascetico
che compensa il mio malessere”.
...Ogni amore ha la sua ruggine,
che ci spinge sempre a viverlo,
nella gioia o in modo perfido,
perché siamo ... troppo deboli!
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L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
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