Tormenti d’amore che spezzano il cuore
“Lo so, lo so, non ti son mai piaciuto,
invece t’amo e soffro proprio tanto
e scusami se sono assai invadente ...,
però non voglio avere alcun rimpianto!
Desideravo amarti eternamente,
la mia non era certo un’avventura,
di notte entri in tutti i sogni miei,
se l’unica, la sola creatura
che m’ha colpito in modo disarmante,
la vita senza te non ha valore,
mi fai bollire il sangue ogni momento,
son diventato schiavo dell’amore!
Vorrei che pure tu provassi almeno
qualcosa che somiglia al sentimento,
ti prego non restare indifferente,
mi stai facendo viver nel tormento! ”
Luciano era distrutto ed aspettava
un gesto, un cenno, invece Elisabetta
lo sopportava solo per rispetto,
fremeva perché aveva tanta fretta
per correre da Alfredo, il fidanzato
che la stava aspettando ansiosamente,
tant’è che disse al povero Luciano:
“Mi spiace che tu soffri enormemente,
però sapevi ch’ero fidanzata,
per correttezza te lo devo dire,
non posso condividere il tuo amore,
perciò ti prego, smetti di soffrire! ”
Luciano la guardava con dolcezza,
perch’era sempre stata assai sincera
e la stimava in modo appassionato,
però nel cuor ... soffiava la bufera!
Lui la cercava spesso al cellulare,
voleva sol sentire la sua voce,
l’amore quand’è intenso può far male
e lui soffriva tanto, in modo atroce!
Tre mesi dopo seppe da un’amica
che Elisabetta stava all’ospedale
per un aborto invero provocato
da calci e pugni, ... furia criminale,
in quanto il fidanzato contestava
e s’opponeva ad ogni complicanza,
non era nei programmi stabiliti ...,
non accettava quella gravidanza
al punto d’impedire a quell’intruso ...
Così Elisabetta se ne stava
delusa ed umiliata dentro il letto,
nessuno accanto a lei la confortava!
Luciano appena seppe di quel dramma
andò all’ospedale trafelato,
la donna stava in piena agitazione,
piangeva ed era in un cattivo stato.
Coi fiori in mano lui varcò la stanza,
restò bloccato, fermo sulla porta,
guardava Elisabetta disperata,
con gli occhi chiusi e con la faccia smorta!
S’avvicinò, le accarezzò la mano,
lei lo guardò alquanto imbarazzata,
stentava a parlar per l’emozione,
gli disse: “Sono stata sfortunata,
avevo un uomo che mi amava tanto
e mi son persa dietro a un delinquente,
ma questa cosa non gliela perdono,
di lui non voglio più saperne niente! ”
Guardò Luciano con i fiori in mano,
sorrise, ma sentiva un gran rimorso,
aggiunse: “Io credevo in quell’amore,
ma lui non era un uomo, era un orso! ”
Gli sguardi s’incrociavano ai sorrisi,
le mani si stringevan con fervore,
Luciano e Elisabetta finalmente
potevano dar vita al loro amore!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
s
Tutte le opere →
L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!