Perché adorata Sirmio
Antonio D’Auria
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Se della tua lancia lussureggiante
intinta in chiare e odorose acque
sono amorevolmente trafitti non solo il petto
(manca il respiro al ricordo)
ma i suoi occhi perennemente sognanti,
specchi delle tue verdi ombre,
è colpa dei secoli che ti arridono benevoli.
Perché allora dovrebbe sottrarsi
alla corte dell’amante di Leda,
qui leggiadro ed ammaliante sulle ferme sponde?
Perché vorrebbe privarsi degli echi d’amore
di versi amati e odiati in lingue antiche
ancora risuonanti sulle maestose pietre
(col giorno che si congeda vermiglio proprio lì)?
Perché potrebbe obliare le mura merlate,
non più monumenti di guerre,
ora a ricamare leggere il vento
rapendo lo stupore di chi giunge?
Perché arderebbe desiderare te
se non per volerti ancora?
©
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L'autore
Antonio D’Auria
Vicino al mio mezzo secolo di vita, ho aperto il cassetto nascosto e riempito timidamente dal giorno in cui, diciassettenne, il mio compagno di scuola Emanuele, alla fine di una giornata di studio a casa sua, mi porse un libro rilegato, rigido e di azzurro dicendo: “Ho scritto alcune poesie, vorrei che le leggessi”.
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