Bob
Stefano Acierno
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E’ l’ora
e lui è lì,
puntuale,
per me specchio di Alice,
sull’arcano ch’è intorno.
Così,
d’oltre quel vetro,
mi scrutano l’anima
gli occhi
e lui, ritto impettito,
mi si insinua in mente.
Orecchie alte,
lingua penzoloni,
immobile,
con qualche mugolio.
Se tardo
continua ad uggiolare,
ma al cenno d’intesa
si scuote
e abbaia
e corre,
trafelato,
alla porta.
Un salto,
due,
tre salti,
e altri salti ancora
a rassegnarmi la vita.
Cosicché io lo imbraco
e lui vola,
cercando prati
che ho fuori casa
e annulla i miei ritmi,
costringe al suo modo,
quasi seguendo una musica.
Di quando in quando rallenta,
si guarda intorno,
annusa,
mentre assecondo
quella coda alzata
a mò di pennacchio
e l’ansimare gioioso.
E allora lì lascia
come tracce nel tempo
che resteranno per sempre.
Uno strappo e mi guarda.
Quella felicità contagia.
Il cane emana un’onda
che ti avvolge il cuore.
Il mio si chiama Bob
e,
come disse una,
è un bravo cagnone.
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Stefano Acierno
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