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Sociale 12 gennaio 2026 · lettura 1 min · 106 letture

Peso crudele

Marcella Usai 304 poesie pubblicate
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Seminano odio, chiamandolo legge accendono guerre in nome del bene mentre l’innocente cade e non regge il peso crudele di altrui catene. Bramano il mondo, il dominio totale creano schiavi per restare sovrani fanno del profitto un dio immortale della miseria il pane dei poveri umani. Mentono ancora, distorcono il vero gettano colpe su volti stranieri ma sotto le macerie cresce sincero il grido di chi non vuole più padroni né imperi. Eppure resiste, ostinata, la vita un passo, una voce, una mano che osa finché la giustizia non sarà svenduta nessun tiranno avrà vittoria gloriosa.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Marcella Usai

Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.

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La bacheca della poesia

Le sensazioni lasciate dai lettori.


Molto profonda, letta con interesse e affetto. (Ausilia Giordano)

Poesia di denuncia!!! Complimenti di cuore! (Sergio Melchiorre)

Versi intensi e pieni di verità. Complimenti. (Franco Scarpa)

Commenti (2)

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Ausilia Giordano12 gennaio 2026

Testo strutturato in strofe di quartine e di endecasillabi, con ritmo alternato ABAB / CDCD, ecc., con assonanza ritmica nell’ultima strofa (vita - svenduta). Denuncia aperta del poeta contro i soprusi politici e sociali che subisce il mondo. "Eppure resta ..." la vita non si arrende, lotta nelle sue modalità e forza, per continuare ad esserci, e qui, viene chiamata in causa la Giustizia, che con la sua forza deve necessariamente sconfiggere la tirannia. Complimenti alla poetessa.

Franco Scarpa12 gennaio 2026

Questa poesia non si limita a descrivere l’ingiustizia: la smaschera, la nomina, la rende visibile. È un canto civile che non scivola nella retorica e che non chiede solo di essere letto, ma di essere ascoltato, perché parla di un presente riconoscibile e di un futuro che dipende da chi continua a "osare" e nel suo ritmo fermo ricorda che la dignità non è un privilegio, ma un dovere condiviso: un seme che ognuno è chiamato a proteggere, anche quando il vento soffia contro.