Prendi la neve in bocca

So che non è facile spiegare
— e forse nemmeno mostrare —
a te che non hai mai lasciato
la neve sciogliersi nel palato,
che gusto abbia quel bianco silenzio,
quel freddo colmo di tanto senso.
Come dire cos’è la grazia
a chi di miracoli non si sazia,
come parlare dell’infinito
a chi teme l’indefinito.
Prendi un riccio di burro tra le dita,
lascialo cedere, piano, alla vita,
poi chiudi gli occhi, non dire niente:
la verità arriva quando tu sei presente.
Sotto la lingua lascia fluire
il ghiaccio che lento impara a svanire,
aggiungi un granello di zucchero lieve
e resta in ascolto: tu sei la neve.
Permetti che il corpo accompagni il cuore
lungo questa via senza rumore,
dove un sapore che non sa parlare
diventa respiro, diventa restare.
Senti il candore scenderti piano,
farsi preghiera dentro la mano,
e mentre attraversa la gola e il petto
non sei più solo, ma nel bianco riflesso.
Chiudi gli occhi e lascia entrare
la magia che sa attraversare
il ricordo, il tempo, ogni distanza,
fino all’essenza dell’eterna tua danza.
Se resti vigile, se non ti nascondi,
se non fuggi quando tremi e rispondi,
vedrai che dove c’erano buio e durezza
ora abitano grazia e tenerezza.
E il cuore si quieta,
piccolo e vero,
come un bambino
che dorme sereno.
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
Un affettuoso saluto (Marcella Usai)
Commenti (2)
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Pierfrancesco Roberti3 febbraio 2026
carissima ester scrivi versi pieni di profondità con delle parole che colpiscono il lettore plauso.
Marcella Usai3 febbraio 2026
È una poesia che trasmette la grazia attraverso piccoli gesti quotidiani, come assaporare il burro o la neve, trasformando l’esperienza fisica in un momento di presenza e quiete interiore. Cattura il silenzio, la tenerezza e la bellezza nascosta nelle cose più semplici. Bellissimi versi

