Il fiore che non mi hai preso

Avvolta in un velo di luce sottile,
sfioro un bocciolo tra le mani,
tu amore mio
crudele e cieco,
resti accanto, ignaro,
mentre la tenerezza che emano
si posa come rugiada sul tuo cuore.
In quel momento, ogni respiro è beatitudine,
ogni sorriso un universo sospeso,
ogni gesto mio, piccolo miracolo,
ricordo di quanto la bellezza possa fiorire
nell’intimità silenziosa di due anime vicine.
Tu non vedi, non senti:
la grazia del mio amore è lì, davanti a te,
e io già custodisco la luce del nostro attimo,
sapendo che la mia presenza è dono
che solo chi sa accogliere riconosce.
Ora, guarite le mie ferite,
mi desto altrove,
leggera come luce che scivola sul mondo,
e tu mi cerchi come la bocca cerca il respiro,
troppo tardi per trattenere
tenerezza, beatitudine, perfezione
di quel momento che non hai saputo nutrire.
Io cammino verso la luce che sa vedere,
verso la vita che celebra
gli occhi miei belli
nella sua infinita dolcezza,
inesorabile, irripetibile, sospesa come gemma
nel silenzio dell’eternità.
©
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Commenti (1)
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Pierfrancesco Roberti26 marzo 2026
bella poesia versi intensi e profondi parole potenti che emozionano il cuore complimenti cara poetessa
