Lasciami camminare nel fango

Ho visto ore oscure incidere i muri di notti senza luna,
e lenzuola distendersi sul dolore della mia gola,
mentre continuavo a tacere.
Desideravo soltanto navigare nell’oblio di quella tristezza
che stringe il petto fino a togliere il respiro.
Restare sola dentro le tenebre:
questo voglio ora.
Ti prego di non spingermi,
di non destarmi in una bellezza che oggi non vedo.
Lasciami camminare nel fango.
Voglio tuffarmi in questo silenzio torbido
e farne dimora,
abitarlo fino in fondo.
Perché solo ciò che accolgo può attraversarmi,
e ciò che mi attraversa smette di ferirmi.
Ed è così che, senza fuggire la notte, ora vedo le stelle.
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Versi molto profondi. (Ausilia Giordano)
Commenti (1)
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Ausilia Giordano17 febbraio 2026
Sofferenza profonda li legge nei versi del testo monostrofico, variamente strutturato dalla al doppio endecasillabo. Silenzio e dolore si tengono stretti nella profondità dell’anima della protagonista, che cerca l’oblio, in nascondimento può creare custodia per risanare le ferite, ma anche luogo da cui riemergere con tutta la propria forza per ricominciare. E la protagonista, infatti, mentre sembra annullarsi nell’oblio, tenta di rinascere a nuova vita. Complimenti alla poetessa.
