L’ora che respira dentro l’inchiostro
Antonietta Angela Bianco
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La poesia è un falco che torna bendato
con un verso ancora caldo tra gli artigli.
Io non scrivo, accolgo.
Apro le mani come fontane incrinate
e lascio che l’acqua non detta
diventi nervo, sillaba, luce rubata.
Scrivere è custodire un temporale
in un bicchiere di cristallo.
Il tuono preme, il lampo si piega
e fiorisce piano dentro una parola
senza spezzare la casa,
ma allargandola all’infinito.
Non c’è algoritmo che conosca
il sale di chi ha pianto scrivendo,
né il profumo di carta vecchia
quando decide di fiorire invece che sanguinare.
Io resto sveglia
ad ascoltare ciò che non ha ancora nome
e gli do, lettera dopo lettera,
un corpo provvisorio
che duri il tempo di essere amato.
Scrivere è l’unico abbraccio
che riesco a dare a ciò che fugge.
E quando l’ultima parola
si posa come neve su un ramo,
il bosco ha già iniziato
a respirare altrove.
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L'autore
Antonietta Angela Bianco
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Commenti (2)
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Pierfrancesco Roberti28 febbraio 2026
cara autrice scrivi versi davvero molto belli e colpisci al cuore plauso
Ausilia Giordano1 marzo 2026
Personificazione della poesia identificata nel falco, animale rapace che, bendato conduce nel becco versi lirici, ma ... come indentificare in qualità di poesia tale pensiero? La poetessa accoglie a volo ciò che vibra nell’aria, apre "le mani" come respiro dell’anima e accoglie l’acqua" magica dell’ispirazione. Scrivere è "costruire" - dice la poetessa, - son solo un "temporale" ma tutto un mondo luminoso, profondo e potente, che possa scaturire anche da versi scritti su di un foglio dei vecchia carta, che commuova ed emozioni chi legge.


