Il verbo che cambia
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Un caro abbraccio. (Ausilia Giordano)
Testo intenso ed evocativo, complimenti. (Franco Scarpa)
Commenti (6)
quanto è bella questa poesia si sentono le ossa della pelle che scuotono il corpo una messe di emozioni plauso
Un intreccio di emozioni da un atto di partecipazione una lirica per tutti quelli che sentono i brividi nella pelle, non è per tutti solo per i sensibili quelli che fanno a botto tutti i giorni con se stessi. Complimenti alla poetessa!
Profonda, bella poesia! Mi ha colpito molto quel verbo che plasma, che "mi fa cosa fra le cose" un atto umiltà radicale, che termina con una potente riflessione: possedere per vivere vivere per esistere? Un dubbio antico come la verità che ne consegue.
C’è chi riesce a conoscete alcuni aspetti di se stesso, dopo aver scrutato a fondo le proprie sensazioni ed emozioni, così i versi di questa poesia rivelano quanto la protagonista sia introspettiva e riflessiva. Umiltà e concentrazione, insieme alla capacità compositiva, si abbracciano in questi versi ben composti, e che stimolano il lettore a leggere e rileggere il testo. Complimenti alla poetessa.
Questa poesia riflette con grande sensibilità sul potere delle parole e su come il linguaggio possa trasformare il modo in cui percepiamo noi stessi. Il passaggio da “ho valore” a “sono valore” segna un cambiamento profondo: dal bisogno di cercare conferme all’esterno alla consapevolezza intima del proprio essere. Il testo suggerisce che l’identità non è qualcosa da possedere o misurare, ma una presenza viva che respira, si manifesta e attraversa l’esperienza quotidiana. Ne emerge un invito delicato ma potente ad abitare l’essere, più che il possesso, almeno a me arriva cosi
La poesia mostra con chiarezza come un semplice cambiamento di verbo possa trasformare radicalmente il modo di percepire se stessi. “Ho valore” appartiene al territorio fragile del possesso: un ambito fatto di tasche, oggetti e del timore costante di perdere ciò che si ha. “Sono valore”, invece, apre uno spazio più ampio e radicato, in cui il valore non si misura né si accumula, ma si respira. Le immagini rendono tangibile questa metamorfosi interiore, che trova compimento nella chiusa, dove il testo afferma con limpidezza la libertà di scegliere dove abitare: nel pugno chiuso dell’avere oppure nel petto aperto dell’essere.






