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Riflessioni 19 marzo 2026 · lettura 1 min · 81 letture

Storie che affiorano

Marcella Usai 305 poesie pubblicate
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Le storie non arrivano affiorano come acqua da una fenditura che il muro non considera. Non chiedono. Insistono nel punto esatto in cui il dolore prende fiato e non torna indietro. Ogni testimonianza è una bocca di brace pronuncia senza voce ciò che è stato tenuto sotto lingua fino a diventare sangue. Io ero. Io sono. Io resto. Il resto è peso pietre cucite al gesto giorni che non chiudono la ferita ma la imparano a memoria. La voce, allora, trema non cede apre. Una fessura basta perché passi aria. Chi ascolta lo sa prima di capirlo qualcosa coincide un silenzio trova nome e smette di essere solo. Le parole non spiegano reggono. Sono il minimo necessario per attraversare. Da una voce si stacca un’altra voce non per eco ma per necessità. Così le storie lavorano spostano il buio di qualche grado tengono insieme ciò che cede senza rumore. Salvano un poco un gesto uno sguardo una ferita non più negata. Basta. Per dire non più. E in quel dire preciso, irreversibile si apre un varco: non luce ma passaggio.
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L'autore
Marcella Usai

Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.

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Le sensazioni lasciate dai lettori.


argomento molto interessante (Ausilia Giordano)

letta con molta attenzione. un abbraccio 🙂 (Daniele miraflores)

, complimenti! (rosanna gazzaniga)

Commenti (4)

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cara poetessa questi versi sono potenti ti scuotono il cuore complimenti

Ausilia Giordano19 marzo 2026

Testo con struttura monostrofica, distinta dal bisillabo all’endecasillabo, e con ritmo libero. LE STORIE "AFFIORANO" dai vissuti e dagli eventi contingenti. "Non chiedono", in effetti, hanno molto da offrire, insistendo sulle conoscenze in proprio possesso, emergendo da fatti atavici dati dalle testimonianze. Le storie esistono di per sé, nate dagli eventi, non hanno bisogno di narratori, ma si presentano da sole. sono la bocca che racconta "senza voce", poiché esse sono PRESENZA. Congratulazioni alla poetessa.

Alma Gjini19 marzo 2026

È una poesia che sembra nascere da una ferita viva, ma senza cercare pietà. Le parole non spiegano, tengono, sono appoggio, resistenza, passaggio. Mi fa senso, non sarebbe nemmeno la parola giusta, ma non mi viene in mente un’altra come il dolore diventi voce, e la voce quasi un gesto condiviso. come per "sfumare" quel dolore. Quel “varco” finale non consola, ma apre qualcosa di necessario, e basta.

rosanna gazzaniga20 marzo 2026

C’è un legame universale nel vissuto di ognuno di noi. Vi sono parole sfuggite dalla fessura di una grande riservatezza, che confermano la rivelazione della interdipendenza umana. E vi sono poesie profondissime e belle come questa, che ce lo ricordano.