Nuda Lucidità
Marcella Usai
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Seduti sul trono della consapevolezza
ci specchiamo in acque troppo calme
misurando l’evoluzione altrui
col metro rigido del nostro ego sacro.
Bassa vibrazione, sussurriamo
voltando le spalle al primo accenno di tempesta
mentre fuggiamo l’umano sussulto
che osa disturbare la nostra pace di vetro.
Abbiamo costruito templi di parole fini:
maschile sacro, ferite aperte, anime specchio.
Ma sono solo fortezze d’aria
armature eleganti per difenderci dall’intimità.
È facile amare l’universo intero
nel fumo denso di un incenso
mentre l’altro resta un’astrazione distesa
un’idea pulita che non chiede e non pretende.
Ma la terra trema nel quotidiano
quando il riflesso non è quello divino
e l’ombra dell’altro tocca la tua
svegliando i fantasmi che credevi guariti.
Lì crolla l’anestesia dello spirito.
Lì si misura la vera statura del cuore:
non nella fuga verso un cielo perfetto,
ma nel restare, nudi e imperfetti
mentre il fuoco della relazione brucia l’illusione.
Perché la pace che non regge l’urto dell’altro
non è mai stata pace
solo una ritirata strategica
dal rischio supremo di essere visti.
©
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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