Il Raccolto dei Nemici
Marcella Usai
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Mi si dilata la sera nelle vene
una spugna di luce che s’imbeve di buio
mentre fuori la pioggia si fa goccia da bere.
A forza di scavare il vuoto con le mani
le cose capitombolano dentro, a frotte
non per trovar rifugio tra le costole
ma per denudare questo ventre di terra.
Siamo veloci o fermi sulla giostra?
Puliti di miseria o ricchi di fango?
Non so se attendere la pioggia in ginocchio
o se piantarmi i piedi nel petto e coltivarmi.
Perché il rumore di fondo, l’ostilità del mondo
è un setaccio che trattiene soltanto l’amore.
Prenderò gli abiti stracciati di chi è solo
la stoffa intrisa di polvere e di strade
per risciacquarla dentro il mio catino.
Sarò il fantoccio al contrario
quello che offre il grano sulla spalla
che disarma i solchi coltivati a mine
e spiana la terra per il decollo dei nodi.
Su questo fango troppi hanno perso le ali
ma le loro penne scrivono ancora
se impariamo a intingerle nel cielo.
Finché non potremo chiudere il sipario
e sussurrare al buio, finalmente
«La tempesta è passata, uscite all’aperto»
©
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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