La febbre dell’anima esiliata
Marcella Usai
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Che febbrile prigione hai fabbricato
creatura ferita e senza amore
che guardi il mondo splendere fatato
e ne ricevi solo una ferita al cuore?
Tu sogni la corona di un vicario
l’oro che brilla sulla pelle altrui
ma resti come un bimbo solitario
dentro un inferno di sospiri bui.
La sola cura a questo tuo veleno
sarebbe ritornare all’innocenza
al tempo in cui ogni petto era sereno
ma hai perso la tua magica pazienza.
Rodi il tuo pane di rancore pieno
l’invidia è solo fame di presenza.
©
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L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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