La misura delle cose
Marcella Usai
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Non cercarmi nelle boccette di profumo
delle signore di città
o nei palazzi dei baroni
dove il tempo marcisce
nel lusso e nell’oro.
La mia ricchezza è un’altra fiamma
un sorso di filu ‘e ferru
tenuto in fondo alla gola
un amuleto di pietra lavica
contro l’amarezza dei giorni.
È la certezza che qualcuno
misuri la mia ombra sul sentiero di pietra
che sappia il punto esatto
in cui la roccia frana sul ciglio del dirupo.
E poi, l’orbace ruvido
di una vecchia giacca infilata
prima che la notte si mangi il sole
mentre dal cortile sale l’eco
di una risata viva
che graffia il silenzio
come una nota
di launeddas nella sera.
Un filo d’olio d’oliva
sopra il pane carasau bagnato
un pomeriggio di scirocco
senza miracoli e senza feste
che eppure stasera non sembra
più mendicante o perduto.
Vedi, il resto è fumo di corbezzolo
che il maestrale disperde
ma questa lenta danza di gesti minimi
è l’unico nodo che non si scioglie
l’unico canto a tenore
in cui la vita non si perde nel buio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Marcella Usai
Dalla mia penna scaturisce una miriade di emozioni; il dolore, la gioia, la speranza. Quando esprimo i miei pensieri sento di essere in armonia con l’universo. Lascio scorrere i rivoli dell’anima sino ad infrangersi in mille goccioline su argentei ciottoli.
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