Soglia di corallo
Antonietta Angela Bianco
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Maggio è un incendio freddo che divampa
tra le dita screpolate del vecchio inverno,
un funambolo teso su un filo di seta
tra il gelo che sbiadisce e il sole che morde.
Ha il colore del corallo e del grano acerbo,
un’alba che non sa decidersi a farsi mezzogiorno.
Siamo naufraghi su questa riva di petali,
dove il ricordo è un’ombra di neve che si scioglie
e il desiderio un vento che spettina le vigne.
Fra rose e spine ogni pensiero si fa luce,
come un prisma che frantuma la malinconia
in mille schegge di smalto e di zaffiro.
Il cielo è una lavagna pulita dal temporale,
mentre il ronzio delle api ricama l’aria pesante
di un profumo che sa di polline e di pioggia.
Maggio ritorna con lo stesso desiderio,
corpo sospeso in un’altalena di nubi,
una vana follia di trovare pace tra gli steli.
Non è ancora l’arsura che spacca la terra,
ma un brivido di linfa che risale le vene del mondo;
è la soglia dove il tempo trattiene il respiro,
un bacio rubato tra l’ombra e la fiamma,
un battito d’ali che sposta l’orizzonte
un poco più in là, dove il mare diventa cobalto.
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