Il nodo vuoto
Antonietta Angela Bianco
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Siamo un naufragio di parole mai scritte,
un tempo sospeso tra il dente e il labbro.
Mi tieni per il polso come si tiene un amuleto,
un oggetto sacro per scacciare il tuo vuoto,
ma le tue mani non conoscono il peso del mio cuore.
Sei l’ancora che non tocca il fondale,
mi impedisci il largo ma mi neghi la riva.
È un egoismo cieco, un amore liquido
che scivola via tra le pieghe dei fatti,
mentre a parole mi edifichi cattedrali di fumo.
Trattenere non è accogliere,
come un pugno chiuso non è mai nido.
Mi abiti come si abita una stanza d’albergo,
senza curare le crepe, senza piantare radici,
temendo solo il silenzio che lascerei andando via.
Frida dipingeva il sangue per non svanire,
Alda baciava l’ombra per non morire di freddo,
ma io cerco la postura di chi sa restare
senza trasformare l’abbraccio in una catena.
La tua morsa è un soffitto troppo basso per le mie ali.
Non voglio essere l’accessorio della tua solitudine,
ma un essere speciale di cui avere cura.
Mi lasci cadere restando immobile,
mentre fuori il mondo aspetta il mio volo.
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Antonietta Angela Bianco
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