L’argine vuoto
Antonietta Angela Bianco
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Sei come un’alba che non sa fiorire,
un sole freddo sopra un campo stanco;
mi chiedi ancora di non ripartire,
ma il tuo volerlo è solo un foglio bianco.
Siamo clessidre piene di resina,
dove il momento non trova caduta;
la tua promessa è solo un’elemosina,
una preghiera che resta muta.
Mi guardi come un vetro alla parete,
che riflette l’immagine e non l’io;
calmi a parole la mia antica sete,
ma il tuo rigore è già un lungo addio.
Siamo pianeti in orbite distanti,
trattenuti da un filo di gravità;
due passeggeri sopra treni erranti,
persi nel buio della falsità.
Tu mi sorvegli come un libro chiuso,
che non sfogli per non legger la fine;
il tuo possesso è solo un vano abuso,
un muro eretto tra rose e spine.
Non è custodia questo tuo restare,
ma un labirinto senza via d’uscita;
non puoi tenermi se non sai donare,
non sei la foce, sei terra smarrita.
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Antonietta Angela Bianco
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