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Ribellione 24 agosto 2008 · lettura 1 min · 3297 letture

Sdegno

Paolo Ursaia 1236 poesie pubblicate
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Occhiuti pregiudizi d’ignoranti pretenziosi votati all’autocelebrazione vittime consapevoli di sindromi da risarcimento, mordete la mano che vi restituì la vita denunciando stolidamente la rottura d’un dente che tanto v’offende da rendervi sordi al richiamo d’ogni decenza. Guai a voi, anime mercantili: è vicino il giorno in cui nessuno rischierà di salvarvi.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Accanto alla "malasanità" che, purtroppo, sicuramente esiste, la medicina soffre di mille altri mali; uno dei più gravi è la malafede, che spinge i medici, bravi e non bravi, alla "medicina difensiva"...con grande aggravio dei costi, perdite di tempo, in ultima analisi aggravio delle condizioni d'assistenza dei pazienti. Poesia scritta sull'onda della rabbia per un evento capitato ad un collega, profondamente umano e competente, che ora è piombato in una profonda depressione, ed è perso sia come amico che come medico, non riuscendo ad uscire dal tunnel. Si è sentito tradito dalle persone cui ha dedicato la vita, ed anche giudicato da chi non ha la minima idea dell'argomento di cui si discuteva.24 agosto 2008
L'autore
Paolo Ursaia

Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con

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Commenti (5)

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Josy24 agosto 2008

Spesso la professione medica espone al rischio di incorrere in gente che per arroganza, ignoranza o semplice mancanza di scupoli non esita a rovinare un professionista che ogni giorno lotta per salvare delle vite. Versi come sempre magistralmente orchestrati nel loro legittimo sdegno.

Anna Maria Obadon24 agosto 2008

Lo sciacallaggio è " uno sport " molto in voga. Troppo spesso anche il professionista più onesto incontra sulla propria strada persone senza scrupoli.: anche la più leggera distrazione può creare il pretesto per un loro vorace attacco. Ritengo che lo sdegno sia ampiamente giustificato ma penso anche che una "grande anima " non possa essere fermata da azioni compiute da gente di poco conto. Sarà la solita frase scontata ma ritengo che la "riconoscenza non sia di questo mondo".L 'importante è svolgere la propria missione con impegno e tirare dritto. Non sono chiaramente mie parole: " non ti curar di loro, ma guarda e passa"! E' quasi superfluo dire che ho apprezzato moltissimo questi versi.

Berta Biagini24 agosto 2008

Difficile commentare questi versi che sono lo specchio della vita - credo che mai ognuno di noi vorrebbe trovarsi in simili situazioni - poiché se uno pensasse veramente a ciò che sta facendo non so se porterebbe in porto il proprio volere. Versi che mi fanno venire in mente un fatto realmente accaduto e che a tutt'oggi mi lascia nel dubbio."forse se avrei fatto così" o "forse ho fatto bene a fare così".

P
Phersu24 agosto 2008

Il problema che hai posto è rilevante, sia nel campo della medicina che in mille altre situazioni. Direi che oggi, se me lo permetti, per alcuni soggetti la medicina è diventata solo ed esclusivamente una professione puramente mercantile. Purtroppo abbiamo esempi atroci in riguardo. Come ho già sottolineato, sono solo pochi sggetti, ma riescono ad incrinare il rapporto di reciproca stima e fiducia tra paziente e medico. Parte della colpa è anche dei giornalisti che non si limitano alla semplice segnalazione del fatto di "malasanità", ma lo accentuano dando l'impressione che sia una costante detta mancanza e non una rarità come in realtà risulta. Grazie per aver proposto l'argomento, ma 750 sono pochi per riuscire a commentarlo adeguatamente

Rosy Marchettini25 agosto 2008

Poesia -denuncia per coloro che accusano i medici di non saper esrecitare in maniera seria e scrupolosa la propria professione, di aver dimenticato l famoso giuramento d'Ippocrate! Oggi i medici sono CONDANNATI, OBBLIGATI, a non far morire le persone, come fossero degli dei a cui tutto è concesso! Magari! Allora per paura di esere colpiti da persone prive di scrupoli sottopongono i pazienti a risnanze magbetiche, tac, radiografie, analisi, che a volte non servono al paziente! Servono solo al povero medico a pararsi il deretano contro le richieste di risarcimento! Ricordi il medico condotto che esisteva prima nei paesini? Se la gente la pteva salvare bene, altrimenti si univa inpreghiera insieme ai parenti! Poesia bellissima. Applausi!