All'incanto
All’incanto il debitore come schiavo derubato e cavallo da sellare per scappare senza domanda di chi plurale ad albeggia…
All’incanto il debitore come schiavo derubato e cavallo da sellare per scappare senza domanda di chi plurale ad albeggia…
Approssima per mano in ascolto un bendato volto smorfia il morso ogni ora d'una persiana nel torpore che si
C’è chi passa bianco gabbiano che affonda come la luna di buccia di mela ad una parola di vergine sola. Asciugata del
Profila il suono si scioglie ragione il vento tramontana scordato fischio raffreddato. Si stende visita contro i
Quando s’incontra la vita cinque minuti interrotti fili del suo tratto che s'arresta avvampo a loro nota la più
Lassù sui balconi piante grasse dalle spine a prendermi a concedermi appena una spina dal davanzale. Una mano antica ros…
Acque lucenti a schizzare l'occhio di luna calante vestita d'angelo di ragione per un soldo d'amore in rose. L'onda
Il cielo soprabito a baciare gli occhi di stelle di certe strade di passo insidioso che vanno e vengono nebbia e
In ogni ombra s'allunga l'ubriaco per passione mugugnando cortese un dondolio. In una tasca di clochard sogna e
Segnali invisibili. Testimone oculare spero in un sogno d'oro. Il resto spiccioli caramelline francobolli. E quel falò
Al flauto dell'oro Una ruota legata ai suoi raggi la notte di risveglio. Si dorme intorno qui sulle panche
Dal cameriere un piatto d’osteria con la tovaglia stinta lisa. Musica su quelle macchie note di sugo al caffè prima
Più non so il suo nome ma lo vedo una voce quel profilo raggiunto solo e se abbandono lo sguardo e non sono corpo ma
A quest’ora di soffice neve si sopporta il vento perché ragiona del tuo stare in disparte di pace. Corre come un cava…
Il colombo è un gesso da cimasa. Me ne sono accorto cercando di convincerlo a cambiar dimora col pollaio tubando la
C’è un gatto alla finestra in bilico equilibrio e non sta male come la sua padrona a quel davanzale che s’affaccia
Da giovani come quando squilla il campanello a scuola all’ora ultima che si conclude spostando le sedie siamo liberi
Al largo raggi in levare irraggiungibili dalle prime ombre di chi passeggia in vacanza vagabondo e nient’altro. Su un
La mano nuda che scende a cementare i legni dai chiodi ruggine e chissà da quanto tempo abbandonati uno
E cerco il posto di vasi e piante da queste parti di terra arsa e bastioni orfani. Al porto pigro una barca trabocca
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