M. D. A Ma dai... arrangiati
Se poi al procedere alla meta sgraniamo gli occhi al legno: mogano stretto; si vola come razzi ma l’esplosione non
Ho iniziato a scrivere per cercare di capirmi, ho continuato per cercare di farmi capire. Alcune cose le sai solo dopo molto tempo e quando le afferri ti stupiscono. Ora capisco perché molte mie poesie hanno la forma di un dialogo, a volte con me stesso altre con chi mi è rimasto dentro, credo di scriverle perché mi rimane tremendamente difficile parlare e dire, in più mi sembra che dando voce al mio mondo gli faccia un torto, è qualcosa che parte dal silenzio e anche un sussurro può spaventarlo. Altre particolarità sono l’infanzia molto simile a un pugno nello stomaco, l’adolescenza in caduta libera e nella prima età adulta il crollo, la perdita di speranza, la certezza di nulla e che è tutto da capire mi spingono a dubitare di tutti, soprattutto di me stesso; il risultato di questo insieme di cose è la mia linea guida nella vita e nella scrittura, un misto di ironia e tristezza ormai miei.
Se poi al procedere alla meta sgraniamo gli occhi al legno: mogano stretto; si vola come razzi ma l’esplosione non
Eravamo pronti al valico l’aria fischiava rimanendoci dietro mentre davanti o forse solo nelle ossa avevamo pioggia e
Non ho ricordo del come di queste cicatrici pesanti poco più della distanza tra la terra e dio, né del
Te ne sei andata mostrandomi l’opale del tuo torto l’ho vivisezionato come si fa con un rospo arrivando alle
Ho dato, il resto è per voi, l’onore, il fetore, l’amore perso, il dolore all’occhiello, il fiore del praticello,…
Mi hai chiesto cosa provavo per te ed io mi son cavato gli occhi per farti vedere che il sangue che scorreva nelle mie v…
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