Cose contemporanee
Quello che ho visto sono atrofie di senso e un verde appeso nelle foto del domani perché osservo il tuo mondo la
Ho iniziato a scrivere per cercare di capirmi, ho continuato per cercare di farmi capire. Alcune cose le sai solo dopo molto tempo e quando le afferri ti stupiscono. Ora capisco perché molte mie poesie hanno la forma di un dialogo, a volte con me stesso altre con chi mi è rimasto dentro, credo di scriverle perché mi rimane tremendamente difficile parlare e dire, in più mi sembra che dando voce al mio mondo gli faccia un torto, è qualcosa che parte dal silenzio e anche un sussurro può spaventarlo. Altre particolarità sono l’infanzia molto simile a un pugno nello stomaco, l’adolescenza in caduta libera e nella prima età adulta il crollo, la perdita di speranza, la certezza di nulla e che è tutto da capire mi spingono a dubitare di tutti, soprattutto di me stesso; il risultato di questo insieme di cose è la mia linea guida nella vita e nella scrittura, un misto di ironia e tristezza ormai miei.
Quello che ho visto sono atrofie di senso e un verde appeso nelle foto del domani perché osservo il tuo mondo la
C’era un affermazione piena e piena era la grazia d’una rosa con una spremuta di cielo e tanto verde da far cantare …
Avendo possibilità d’una parola ariosa di misura, un’impronta di me, d’un tale, d’euristica cura, sospesa…
Se poi al procedere alla meta sgraniamo gli occhi al legno: mogano stretto; si vola come razzi ma l’esplosione non
-scrivi di notte? -oh si, sono partito da lei perché quando si parte dal non ritorno, quando si è stretti
Eravamo pronti al valico l’aria fischiava rimanendoci dietro mentre davanti o forse solo nelle ossa avevamo pioggia e
Ed ora, mi senti? Disse, con la schiena flessa, anche i pensieri e le cose del ieri flessi, mi accovacciai pensando di
Quindi che pensi di questo, del mio e dell’onda crescere arrivando al silenzio, oh, il mare mi dirai, il mare è
Se dovessi descrivere l’attimo esatto il momento in cui se cadi nel vuoto sai di fare rumore perché sei cos&igrav…
Sei nella mia mano come tempo fa c’era una fiaba di una mamma che iniziava con una volta c’era dove pagine s’intrecciava…
Ricorda quel giorno, Il breve tragitto del treno lo scendere rotondo ad una stazione del Porto. Una pausa ancora, fa
Avrei detto che la pelle ha spazi dati in abiti alle mani e gli occhi tuoi sono sempre stati le stanze del mio
Al solito, percorrevo anima e corpo, i silenzi, quella volta, li lasciai morire in un colpo vibrato alla tempia che
Il peggio è aprire la terra col sangue sono i nomi grevi delle litanie alle croci immobili il vecchio con le sue
Mi penserò come alba Dicembrina e il suo ultimo cielo andrò il mare graffiando per il giusto riflesso e
Vorrei coagularmi quando arrivi e scavi e boccheggiando solchi la mia terra, velluto rosa a perdersi e grandi occhi
Ti trovo bene, traviato e trasversale come il precipitare di una stella dai bordi chiusi del presepe in soffitta, vorrei
I tuoi cirri a mezz’aria appena più in basso delle mie radici capovolte, ed è lì che ti perdo dov…
Dimmi di come le promesse così verdi s'accendano ad aprile e poi stramazzino in aghi di pino, del perché
S’intuisce, come occhi che cercano spazio, quando si chiude porta e portone d’un abisso, s’intuisce come l’umore…
Mi chiederai del tempo, di abiti rossi e vino, di come le rughe si posino in viso, di quando eri tu dio, poi io, poi,
Queste nuvole di fine agosto, salgono, sono piene, - malinconia che dipinge il cielo a pois- si appiattiscono nel celest…
È tra il farò e l'attimo appena perso, mentre scrivo e perde il fluido la biro, fra dita, quel ritaglio di
Cercherò d'addormentare al modo di pifferaio questo biforcuto amarezza- gioia d’un campo triforcuto,
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