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Biografie e Diari 6 febbraio 2019 · lettura 8 min · 929 letture

Memory... Personaggi del mio paese

Rosaria Catania 17 racconti pubblicati
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Bizzarre storie detti aneddoti 

non saran famosi ma

son dei tipi tipici personaggi 

che fan di un paesino la sua gloria 

menzionar alcuni e tralasciar altri, 

sarebbe una sconfitta per me 

che ne ho rimpianto,

son pieni di vizi e particolarità, 

sovrapponiamoli a virgole e punti esclamativi

l’ anima va a stella e ne trionfa di donne emancipate 

negli anni cinquanta, ve ne furon due esemplari 

Ciccina  a Barunieddu, facea punture giorno e notte

  per campar i figli con la sua siringa di vetro  e il grosso ago

  bucava culi, a destra e a manca 

con rossetto e unghia lunghe, 

si girava tutto il paese a piedie 

dopo fu la prima a guidar la macchina 

e  Assenza rimasta vedova  la fotografa più famosa del paese 

ha dovuto imparar in fretta il mestiere del suo caro marito Meno

  sempre sorridente  ti facea sentir bella

  al momento dello scatto  della foto 

eran tempi duri  quegl’ anni per le donne  la perfezionista Francischina 

  con la sua merceria  non ne facea passar alcuna carezza 

sempre prezzi fissi prendere o lasciare,

sudar di brutto   chilometri e chilometri  con la bici scassata

la testa  era andata via da un bel pò con suo fratello super  laureato

Giuffrida e sua madre la sforna nascite  

"Io son nata dalle sue mani" 

Scandir di brutto e cacciar il mondo col fumo di sigarette a distante

con la canna lunga  Lillo il ragazzone tornato dal mare cambiato

e il non rassegnato a non fumare 

io non fumo la tengo lontano la sigaretta 

e il mangia pasta  lui bussava a mezzo dì,

in tutte le case  e mangiava a non finire,

se non gli piaceva la buttava via arrabbiato 

Tanga sempre pieno di vino di buon mattino 

e il "Detto Me ne Frego... "Raddoppio" 

la Ciolla col cappello bianco da marinaia 

un uomo vestito da donna con una squadra di figli variopinti 

sempre appresso e con la spazzatura come giaciglio 

e quando lei aveva le sue cosine le pezzuole sporche

li buttava sui tetti,  mangia Pastighia il vecchiarello col bastone

e Lia il bambino uomo,  lui chiedeva sempre dei soldini

per fargli far rumore 

Ronna Maria le signorine Modicane  dei generi alimentari

fra olio zucchero e pasta  morirono con le mani vuote 

Puccia il formaggiaio,  era lui ha decider quanto e quale formaggio 

ne doveva tagliare, il così detto Biondo, per i capelli chiari  

e Don Francisco, due esempi di eleganti negozi di abiti 

  il primo burbero e musone il secondo signorile e affabile 

Enza  vendeva stoffe a metri e lana a non finire 

col suo cagnolino nero, lei non aveva avuto figli

Colombo  la merceria, dove potevi trovar anche il latte degli uccelli  

donna paciuta e buona 

  Cicciarella e la sua grande donna lavoratrice 

con le sue mini pizzette,  torte e pasticcini  oh...

come erano buone  la domenica sera, si facea  la fila per gustarle

Ferdinando  l’ insegnante  con la sua sempre addosso macchina fotografica

ma  non faceva mai foto, non metteva rullino

  Rogasi il fotografo taciturno e musone e sua moglie Minnie 

sembrava uscita da un cartone animato 

Attestar col proprio pugno  sul gigante buono,  Bruno lo sceriffo

con cappello e stivali da cauboy,

aveva partecipato ad una comparsa   e d’ allora non s’ era  spogliato da quei panni 

caricature,  impacciate,  sornione, tristi  e sorriso beffardo 

lei Angilina la donnina sempre in nero vestita

senza meta e senza casa,  cercava di passar le notte nelle casa

dove si vegliavan morti  per piangere un pò

e trovar compagnia

  ancor il mio cuor cerca per trovarne ancora  fra mucchi di carte

nella soffitta dei ricordi  il Professor  Catera, 

un uomo fine ed elegante,  idem per  Denaro,  il mio simpatico amico

e il signor Marino,  chi lo può dimenticare è stato il mio primo amore di bimba

  a cinque anni,  eran tutti colleghi di mio padre

  mi trattavan bene    mi facevan giocare con loro  al circolo unione,

ed ogni mia marachella,    un sorrisino e una carezza 

Ed il bell’ olio di Pozzallo i preti importanti 

Giannone,  Vindigni e  Palumbo,    sua sorella Luisa  fu mia comare di comunione e cresima 

loro eran noci di quercia, conoscevan vita e morte di ciascun abitante

  e per finir in gloria  il capostipite il medico del paese,  Giunta 

e i lor controparti Pluchinotta  e  Rogasi  

Emilio l’ analista,  persona  distinta e garbata 

  col suo infermiere fidato "effeminato” 

Il sindaco Amore,  mio compare di battesimo,

una preghiera va rivolta  al mio caro amico Santino Armenia

lui è volato via lontano    ma il negozio di pelletterie resiste ancora

con le sorelle e madre 

Scala la signorina e suo fratello, col negozio di  giocattoli 

per i morticini  erano pieni di regali

la cartoleria anch’ essa Scala   con accanto la parrucchiera sua moglie 

Tornar indietro,  sgusciar fra righe e righe sottolineare in rosso o giallo

  quello o l’ altro dimenticar alcuni,  un cruccio che, non mi perdonerò

  e me ne dispiace

  Il bar Dionisio  dove papà mi portava a riempir  le schedine 

col la scommessa di poter vincere e io a casaccio riempivo

  e il profumo del buon caffè Basile,

con signora sempre seduta  dietro il bancone a dar resto,

con la buona gelateria e la sua entrata alla villa 

dopo i giochi c’è ra il gelato come premio, insieme  a Giorgio  loro figlio

e mio amico caro

la memoria si fa corta e sul dolce sapore di acqua di mare  salata

un saluto va a Lupiddu e i suoi figli Pippino e Menu 

ca pasta,  farina, acqua e olio  ca vespa e a lapa

erano sempre in giro a consegnar la loro merce 

Colombo il postino  che, leggeva tutto prima di consegnarti la posta 

e  Alcaras  il vigile disordinato con la divisa sempre sporca 

Don Emilio e le sue amate barche

  mettea su un cartello    con  scritto "Fatevi i cazzi vostri"  

e la signora Febbraio,  con la casa zeppa di gatti e piscio 

stai ferma mettiti ad ascoltar,  non andar così veloce

senti quel brusio cantano tutti,

son felici,   il tempo di risposte e domande  si spiana

si fa largo una tenerezza,    la mia tenera maestrina Galfo

esile e minuta,    la cima ormai è raggiunta

mescolo lacrime e sorrisi,  vi ho viste e ne ho goduto la vostra presenza 

siete partiti un mattino  con lo spruzzo di un’ onda

  là sulla mia spiaggia di Pietre Nere, vicino  al pontile

  dove da piccola facevo il bagno  con papà e mio fratello  

e tutte le feci nuotavano con noi,

mangiavo pure l’ erba per i vermi   e i  pescatori scaricavano pesci 

e prima ancor di salutarvi  vi ho stretto la mano, 

con un grazie  mi inchino a voi, son lieta di averci conosciuto

e siete stati parte del mio vissuto

  Per non dimenticare... 

E per chiudere in bellezza,  il nostro Santo sindaco di Firenze Giorgio La Pira “

Mi scuso per  chi ho dimenticato”

“ non me ne vogliate”

Grazie 

Storia di vita vissuta  La mia

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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