Chi vende parole?
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Le parole sono sogni e sono fortuna da spendere con parsimonia, e quelle dette in più sono vanità che affoga e che non paga. Il poeta non vende le parole, le intarsia e le riprova in un gioco d'amore che ha breve la vita e dipende dal gusto, dal bel suono, dalla intelaiatura che regge la memoria, il costrutto incerto della fantasia. La parola è civetta come donna che provochi e si metta perché si guardi al corpo con ebbra voglia di malinconia, la parola è scrittura nell'albo di menzogne e di illusioni, e poi affida storie e cantilene ai lettori di vivide emozioni. Anch'io sono lettore, e tu mi mostri dubbi a non finire, mi provochi e mi incalzi, mi chiedi di tacere e poi rimbalzi con tutta la tua foga nel mistero... ma io non ho la chiave!
C'è una considerazione in questa riflessione, chiara che apre spiragli di pensieri, in fondo noi vendiamo parole, parole variegate e complesse al di la delle convenzioni, frutto di immaginazione spinta, ed è rivolta all'estremo meravigliare, una trappola per catturare curiosità ed attenzione, uno stand mistico dove si elargiscono parole in tutte le salse... la chiave... la chiave sta in noi nella coscienza di donare per apparire e catturare le menti di chi ci legge... una sorta di malia buona. Ecco secondo me questo mi è sembrato volesse intendere l'autrice, una sorta di test da condividere. letta piacevolmente ed apprezzata.

