Il logos mi sublima
Il logos mi sublima,
celarmi sulle ginocchia del senso
mentre lo spazio ha inerzie d’erba
ed esodi vermigli nel gelo. Tamburi di tuono:
un varco tra le nuvole è accortezza
sul sogno della nuda terra: un magnificat di grazia.
Nella premura dei verbi - povere luci d’inchiostro
rimbalzate senza rime -
grondano albe su vezzi di vento.
L’ora mi spinge ad irrorare
la Zantedeschia e la sua noia...
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Commenti (1)
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Marcella Usai13 febbraio 2026
La tua scrittura ha un’energia visionaria che ricorda certi passaggi di Mario Luzi o della poesia pura, dove il termine colto si sposa con un’emozione panica. Io resto incantata.
