Mia terra indomita
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Non dirò abbastanza, ho il fumo negli occhi. Canto, alto e dolente questo di Lia, prostrata davanti alla tragedia immane che già domani, sarà dimenticata. Ma fermiamoci alla poesia e rincuoriamoci nel rilevare la pacatezza del dolore che non cede allo straziante grido di chi ha perso e soccombe. Aleggia l'aria, il profumo di questa terra amata che dà essenza di mirto e di ginepro a chi la respiri con l'enfasi di un amplesso disinteressato."Inghiottiti belati/con voci ormai mute/risuoneranno/in eterne onde di rimorso" E' discorso di libro cuore, cara Lia, e non la tua poesia. Nessuno piangerà dopo quest'oggi, chiediamoci se, invece, c'è chi voglia tutto questo scempio perpetrato. Tutto rifiorirà "ma/non chi più sentirà/il canto del vento".
Pianto accorato per un mondo perduto per mano della follia o della stupida ferocia umana che si compiace nella distruzione del territorio, dei boschi, nostro respiro, di tante creature cui davano rifugio e protezione. Nella desolazione, provocata da questi criminali, si specchia la loro. Ricostituire l'ecosistema, se mai possibile, costerà fatica e decine di anni. Sono crimini contro l'umanità che dovrebbero essere puniti con la massima severità. Questi versi hanno evocato ricordi dolorosi e sempre vivi. Sono ritornata al 2001, all'immane rogo della pineta di Ostia. Per anni ho evitato di fare quel tratto di strada per non vedere quel paesaggio spetrale.
