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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Carmine Branco
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Morte 12 agosto 2009 · lettura 1 min · 1943 letture

Un uomo a metà

Carmine Branco 97 poesie pubblicate
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Entrai in una stanza, con sacro silenzio. Filtrava una fievole luce dalle imposte abbruniate dal tempo e dalla sorte. Curvo, come un feto c'era una larva, che d'uomo non aveva che le sembianze; ma era un uomo ciò che respirava tra affanni e lacrime dentro quel letto? Parlava da solo, quasi un rantolo di morte, singhiozzava e tossiva, tanto aveva il pianto rotto, si asciugava, di mò in mò, le gote e la fronte, con un lembo di lenzuolo che ormai era contorto. Era un uomo! Un dì lo era. Ora solitudine d'amore e il suo seme lontano, lo rendevano un inutile ammasso di carne, un aborto, che sospirava per una carezza di dolcezza o nel bacio della morte. Non v'è giustizia su questa terra, diceva nei momenti di lucidità concessogli, mentre un dolce raggio di sole, filtrava per accarezzargli la fronte e gli dava conforto, quasi a dirgli: sono io con te, sii forte! Alla fine, la verità porrà fine alla tua triste sorte.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Un uomo senza amore è un uomo a metà: fra tutti gli esseri creati da Dio, è l'unico animale "che non è bene stia solo", e la genesi dice che gli fu fatto una compagna che gli fosse simile. Morire per mancanza d'amore è la più atroci delle morti.

L'autore
Carmine Branco

Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla

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Commenti (2)

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Antonio Biancolillo12 agosto 2009

...solo respiro per non morire... perché si è già morti senza amore... e l'amore è per tutte le cose... MOlto bella.

Paola Pirani17 agosto 2009

Questa poesia mi ha colpita perché mi pare proprio avere davanti gli occhi un Io che osserva una parte di sè sconfitta, sofferente, ridotta a larva, talmente ferita da voler tornare feto, per avere un'altra possibilità di essere amata diversamente. Emerge con molta forza proprio questo "abbandono originario", infantile, che ripropone nell'adulto la stessa paura di essere abbandonato. Ma nonostante tutto ci può essere un raggio di sole che scalda; quella larva che non riesce a scaldarsi da sola (al contrario dell'immagine inserita, ha bisogno di sentire un raggio che filtra, la speranza e il calore. Penso che la giustizia rappresenti la speranza di crescere e poter amare senza paura.