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Riflessioni 11 gennaio 2010 · lettura 1 min · 1702 letture

Al Fanciullo Vate

Carmine Branco 97 poesie pubblicate
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Dolce m'appare del silenzioso canto, il Sole al suo calare e dell'argenteo astro il suo levar in alto. Scende sulle alme umane la dolce coltre della Signora di corte e il suo significar di morte, tremenda o dolce sonno a sorte. Unica vera giustizia tra uomo e uomo, debole o forte, che sia pietosa al triste, che sia della canizie accorta l'ultimo tribolo sofferto. E con te la pace scende e non tra la perduta gente, bensì a chi angoscia ha nel petto o gioia ritrovata per amanti e innamorati. Niun sa, o che delizia perfetta, quanto è mistero e gracile il canto tuo, che spirasti, al fanciullo Vate, che rinnegò il suo essere Poeta! Egli cantò di Barberìa, dico, e del suo organo celestiale suono e, del triste pianto, del povero pueril cantore, morente nel fior degl'anni, già sommo nella sua parola, che di lui resta a perenne e gloriosa memoria!
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Quest'Ode nasce dall'amore per un grande poeta, Sergio Corazzini, detto il poeta- fanciullo, morto troppo presto di tisi, ma che nella sua brevissima vita fu conosciuto come sommo poeta e vero prodigio della scuola crepuscolare. E' da sempre considerato da me un maestro e la sua opera, a torto ritenuta tetra, è vero canto di luminoso amore! Qui è solo una breve riflessione di come egli abbia saputo coniugare amorte, notte e morte, in una splendida cornice di perenne gloria!

L'autore
Carmine Branco

Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla

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Commenti (1)

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L
Lorenzo Crocetti11 gennaio 2010

Ho l'impressione che i lettori si domandino: Ma di chi sta parlando? Per l'unica volta faccio il saccente e aggiungo io alla nota quello che non hai detto. Si tratta del poeta Sergio Corazzini, esponente appunto della scuola cosiddetta "crepucolare", che in anni giovanili fu fra i miei preferiti. Aveva l'umiltà di dire (me lo ricordo a memoria, senza consultare il testo) in vera poesia che lui non era un poeta. E ad appena vent'anni, quando morì, lo era invece a pieno titolo. Quale esempio per troppi cantori pieni di sè e che si credono... immortali!