Metamorfosi prima
Carmine Branco
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In un immenso campo
trovai un fanciullo.
Piangeva disperato
e non alzava gli occhi
al cielo sereno...
Il sole splendeva
eppure tremava.
Dalle labbruccia
smunte scendeva
un rivolo bianco.
L'abito sgualcito
era sporco di terra,
non per i giochi allegri
dell'età che aveva,
ma per le piaghe
di mille scudisci
provati sull'anima
verginea.
Io lo fissai e il viso
mi pareva familiare
eppure sconosciuto
nel contempo.
Lui m'ignorava eppure
io ero lì ad un tirar
di sasso, come se
il mondo fosse a lui
ignoto e lui al mondo.
E all'improvviso
mutò d'aspetto,
come per metamorfosi
di tempo
e al suo aspetto
gentile si sostituì
un volto duro e segnato
d'uomo dal petto squarciato
e dal cuore aperto.
Sul volto
un silenzioso grido e,
pur ferito a morte,
non moriva in eterno.
Poi divenne bianco
per canizie precoce.
I suoi occhi gelidi
fissavano il vuoto
dell'umanità senziente.
Ma dentro il vitreo
sguardo si vedeva il terrore
di chi troppo aveva visto
e di tutto l'orrore!
Poi vidi uno scheletro
che oscillava al vento
e divenne caos
e tornò alla terra.
Li, la dolce Gaia,
consolò quella polvere
e l'alma pura, poté tornare
finalmente libera nel vento.
©
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L'autore
Carmine Branco
Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla
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