Pibiristas de paghe
De paghe, chirco, pibirìstas
in chelos de ojos
ma colat, s'abba,
in concàles de tristura.
M'ispozat, su 'eranu, de dulcura
e nuda, rundo, a sa muda.
Relichias, brujo, de su cras
chi mi cagliat;
che surcu 'e terra, isto,
laurada dae ingannìas.
No appo a semenare, aterùe,
remòvidas isperas.
Traduzione dalla lingua sarda
Palpebre di pace
Cerco palpebre di pace
in cieli di occhi
ma filtra, la pioggia,
in orbite di tristezza.
Mi spoglia, la primavera, di dolcezza
e nuda, giro a vuoto, nel silenzio.
Brucio reliquie del domani
che mi tace e
come ruga di terra, sono,
arata da delusioni.
Non seminerò, altrove,
rimosse speranze.
©
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Commenti (1)
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Carla M Casula11 maggio 2010
Non è semplice comporre un sonetto, delle quartine o delle ottave poiché tali elaborati necessitano di un'attenzione meticolosa nella ricerca della rima e nel conteggio delle sillabe. Non si può sacrificare il contenuto per la forma e viceversa ed è auspicabile una perfetta coesione tra i diasistemi. Tuttavia è arduo tratteggiare una Poesia- che si definisca tale- in versi sciolti giacché l'impresa richiede, non soltanto un'ottima conoscenza dell'idioma ma anche una spiccata maturità artistica, che si dispiega attraverso la capacità di "lavorare" la sintassi, plasmare i vocaboli come l'argilla ed evitare il tranello delle "ingenuità linguistiche". "Pibiristas de paghe" traluce un'invidiabile conoscenza della Lingua Sarda e, in particolare,
