Greggi di vele
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Mi soffermo alla bontà del canto, al dolore liberato dalla gola secca, e faccio mie le tue parole, poeta de sentidu chi non diat cherrer mancu mentovare le barche e il lustro dentro il nostro mare invaso da stridori e da menzogne. Lustro che offende chi è senza lavoro, chi si imprigiona e salva il suo decoro, come si intende ancora in questi luoghi, regno di assensi taciti e nuraghi, di prolungati oblii, e di profondi amori per vendette tremende risorte con il freddo del mattino. Destino! Quisque faber fortunae suae... altrove si è vinto, vincemmo tutti il giorno che i pastori occuparono le terre dei bisnonni... per sottrarle ai comandi e alle stellette che toglievano i pascoli e sputavano alla gente e ai suoi bisogni. Orgosolo 19 Giugno 69.
La poesia è talmente bella in quello che lascia intravedere e intendere, così sfumato al largo di trepidi giorni incalzanti di bellezze e di tristezze, che non mi sento di commentare, ma nell'apprezzamento massimo.
