Agrodolce
Ho conservato una tua foto,
dolce dispensatrice di quiete
(scusabile volontà di immortalare attimo per attimo,
di fermare l'impeto di Cronos).
Mi appari in una luce nuova e soffusa,
ché al di là di ogni sfera umana ti eri spinta,
in galassie sconosciute e remote,
contenta di incensare il nostro tenero amore.
Hai il seno generosamente offerto
al tripudio della brezza,
il ventre pudicamente coperto,
come se potesse rivelare ai profani
il tuo più caro segreto.
Voluttà e malinconia evoca ad un tempo
il tuo volto assorto,
mentre tenti di vestire la vita
con il manto arabescato dei tuoi sogni.
Non vi è ancora traccia sulla tua fronte
dell'offesa che ti avrebbe sottratto
alla giostra della vita :
con leggerezza insostenibile
hai preso commiato,
quasi come un innocuo batter di ciglia.
Ogni volta che bussi ai miei occhi
aspri e secchi,
il tempo mi concede finalmente una tregua
e tacitamente mi chiedi di non stupirmi,
nella finzione che sia tutto come prima.
©
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