Egotismo al diapason
Non vi è dunque più nulla
in grado di incidere nel mio cuore
le ferite dell'emozione struggente?
Sento ormai il baratro che si avvicina,
vedo l'oscuro profilo della morte,
mi è come rischiarato da un faro.
Deh, come vorrei che qualcosa agitasse le onde
e rendesse più impetuoso il mio approdo
nell'oblio eterno.
Basterebbe che un alito di vento
cavalcasse la schiuma marina.
Oh, come temo il delicato mormorio del mare
e come mi par privo di senno
l'infrangersi dell'acqua sugli scogli.
Voglio che i miei ultimi giorni
compongano un ultimo e disperato inno alla vita
e che il tempo e la morte per un attimo
abbiano compassione e pietà verso la creatura
contro la quale stanno per assolvere
al loro millenario compito di distruzione.
Voglio accomiatarmi dalla vita come un gladiatore
che abbandona per sempre l'arena ove è divenuto leggenda.
Voglio che il vento impetuoso superi montagne invalicabili,
accarezzi le nuvole e annunci tra i sentieri dei boschi
e nelle valli luminose il mio vibrante nome,
cosicché anche le rocce e le cose inanimate
siano per la prima volta testimoni dello spettacolo
di una vita che mai muore.
Per qualche istante voglio che il mio corpo
diventi un lungo e intenso fremito
in grado di celare ogni vestigia di vita ordinaria
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