Tetra logos (Canto Primo – Picinisco)
Carmine Branco
97 poesie pubblicate
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Rammento,
o dolce terra
di innocenti speranze,
profumate d'olivo
e prezioso maturano;
le allegre feste
e sonore danze.
Dolci sono
I tuoi fianchi
rivestiti di bianco
nel gelido inverno
e lussureggiantemente
verdi nei
turgidi seni montuosi
della gaudiosa
e calda giornata
d'estate.
Bella sei
nella tua Piazza,
sormontata
dai torrioni del tempo
di Porta Santa Maria,
suggestiva cornice
nel candore delle stanze
del tuo municipio,
ove l'aquila invitta
tormenta e subduce
il serpente umiliato
e di oscura matrice.
Oh, la Piazza,
coi suoi san pietrini,
le dure panchine
e le voci festanti dei suoi bambini,
le gioiose cantine,
le oste e gli osti
che con i loro sorrisi
e gli ospitali richiami,
allietano i giorni
durante l'anno intero.
Qui Io crebbi,
giovinetto speranzoso
e libero,
guidando mille idee
e mentore di cento anime.
Sotto il tuo cielo
ebbi della parola il dono
e dalle tue notti il verso
e il canto mesto ispirato;
sognai l'amore, il desiderio,
la gloria e la fama e,
di riposare un di'
le membra stanche,
circondato dalla mia prole
e, della mia progenie, lo stuolo.
In seno alla tua terra scura,
grembo accogliente,
accanto alla mia dolce "Mammella",
avrei dormito il sonno eterno,
anch 'io cenere e concime
ma tutt'uno col creato.
Ahime' che d'altro avviso
sembran essere gli Dei e il Fato,
che per ora l'esilio mi hanno dato,
sia pure di dolce amor
e miele dorato.
Esilio volontario in terra benigna
e con Amor sincero a farmi da Nepante,
sia pure con immensa piaga
nel cuore sanguinante,
che, il primo e vero amor,
le dolce mie figluole,
traviate, oh piccoline,
da esseri immorali,
che le menti pargoline,
con parole e pensieri infami,
dal babbo protettore hanno allontanato.
Dolce paesello che di natali illustri
conoscesti e di Ernesto Capocci
e Giustino Ferri.
Racchiusa sei su di una rocca,
castello in un castello;
hai per ossatura
il duro lavoro di un popolo
di saggi contadini,
cui con onore appartengo,
da cui, con fierezza discende
ogni cosa buona e genuina.
Ogni borgata è un minuscolo scrigno
di tradizioni e candida destrezza,
con uomini bruciati dal sole
dei campi prosperosi
e donne che san di pane,
impegnate a crescere
case, figli e bestiame.
La sapienza atavica è qui fatta salva
ed ognuno pregia ciò che coltiva e poi mangia.
Ognuno sa di tutti e di ognuno parla,
come per fratelli e sorelle,
di un'unica grande famiglia:
ora nel bene, ora per rabbia,
ma nei momenti di festeggiar
o piangere, ci si serra a far corona
come impenetrabile maglia.
Ora schietti ed accoglienti,
ora reattivi e pungenti,
sono corretti ed abbondanti
come il loro fiume Melfa che,
dai monti della Meta,
scende maestoso e possente,
a dissetare molti popoli
e a rendere fertile la Valle!
A te tributo,
o terra mia diletta,
onore, o Picinisco,
perla amena e materna,
benedetta dal Padre eterno.
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L'autore
Carmine Branco
Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla
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